Di Enrico Buongiovanni
Avrai sentito ripetere questa frase un milione di volte:
"La felicità è dentro di te, devi solo cercarla". Bellissimo, sulla carta, ma siamo onesti: ci sono giorni in cui scavi, scavi, e trovi solo stanchezza, scadenze e una gran voglia di mollare tutto.
Dire a qualcuno che sta attraversando un momento no che "la felicità è dentro di lui" è un po' come dirgli che le chiavi di casa sono "da qualche parte nel soggiorno" mentre fuori c'è il diluvio universale.
Sì, sa che sono lì, ma in quel momento ha solo freddo e vuole entrare.
La verità è molto più umana, ed è racchiusa in questa riflessione:
"La felicità è dentro ognuno di noi, giusto? A volte hai solo bisogno di qualcuno che ti aiuti a trovarla."
Il mito tossico della felicità "Fai-da-Te"
Viviamo nell'era della performance, anche emotiva.
Dobbiamo essere risolti, indipendenti, costantemente in modalità self-care.
Ci hanno venduto l'idea che chiedere aiuto sia un segno di debolezza, che per essere adulti sani si debba fare tutto da soli.
Spoiler: non è così.
L'essere umano è un animale sociale.
Non siamo fatti per isolarci, tanto meno per riparare i nostri cuori in totale solitudine.
Se la felicità è un tesoro nascosto dentro di noi, a volte la mappa è scritta in una lingua che non comprendiamo, o è semplicemente coperta dalla polvere degli eventi della vita.
Cucinare da soli è bello, ma a volte hai solo bisogno che qualcuno ti passi gli ingredienti.
Perché abbiamo bisogno di un "Cacciatore di tesori"
Quel "qualcuno" di cui parliamo non deve necessariamente essere un guru spirituale o un supereroe.
Molto spesso, le persone che ci aiutano a ritrovare la nostra luce sono molto più vicine di quanto pensiamo.
Prova a guardarti attorno. Chi hai accanto in questo momento?
L'amico specchio: Quello che ti guarda negli occhi e ti ricorda chi eri prima che la vita ti convincesse di essere "troppo poco".
Il professionista della mente: Uno psicoterapeuta o un coach che non ti dà le risposte pronte, ma ti fa le domande giuste per farti trovare le tue.
Lo sconosciuto gentile: A volte basta un sorriso incrociato per strada o una chiacchierata casuale con un collega per spostare il focus dai tuoi problemi a una nuova prospettiva.
Queste persone non ti regalano la felicità, non possono farlo, perché quella è davvero una tua proprietà esclusiva.
Quello che fanno è prestarti una torcia quando la tua batteria è scarica.
Come lasciarsi aiutare (senza perdere l'indipendenza)
Ammettere di aver bisogno di una mano non significa essere fragili; è il massimo atto di coraggio e di intelligenza emotiva che tu possa compiere.
Se senti che la tua felicità interiore sta giocando a nascondino e sta vincendo lei, prova a fare questi tre passi:
Abbassa le difese: Smetti di rispondere "Tutto bene!" quando ti crolla il mondo addosso. Dire "Oggi sono in difficoltà" apre le porte alla connessione reale.
Scegli i tuoi alleati: Circondati di persone che sanno ascoltare senza giudicare o senza la foga di doverti "aggiustare" a tutti i costi.
Hai bisogno di ascolto, non di lezioni di vita.
Accetta la vulnerabilità: Mostrarsi per quello che si è, con le proprie crepe, permette agli altri di infilarsi dentro quelle crepe con un po' di calore.
Non c'è nulla di male nel chiedere indicazioni
Se oggi non riesci a trovare la tua felicità, non colpevolizzarti.
Non significa che non c'è, significa solo che è momentaneamente fuori dal tuo campo visivo.
Non c'è nulla di male nel perdersi e non c'è nulla di male nel chiedere indicazioni stradali.
La felicità è lì dentro, custodita al sicuro nel tuo centro.
Ma se la strada è buia, tendi la mano: seleziona con cura chi avere accanto, perché c'è sempre qualcuno che ha già la torcia accesa ed è pronto a camminare al tuo fianco.
